Ciao a chiunque passi di qui! :)
Come avevo preannunciato, sono riuscita davvero a dar vita al mio nuovo progetto del cuore: un food blog!
Si chiama Fool for Food, ed al suo interno potete trovare ricette, suggerimenti su locali dove mangiar bene, qualche rimando alla cucina dal mondo ed immagini che mi hanno fatto venire l'acquolina in bocca... il tutto corredato dalle mie foto!
Spero che il risultato vi piaccia, e se così fosse non esitate a cliccare "follow" e a segnalarlo ai vostri amici: la mia idea è quella di creare una bella comunità di food sharing, quindi più siamo meglio è!
Per essere sempre aggiornati sui post, potete seguirlo anche tramite la pagina fan su facebook.
Bye guys!
martedì 10 gennaio 2012
sabato 15 ottobre 2011
Updates... again!
E' una vita che non scrivo su questo blog... Sono tornata da NY da più di sei mesi, non avrebbe senso - effettivamente - continuare ad affacciarmi in questo spazio che avevo creato apposta per raccontare la mia avventura.
Un anno fa, ero là a godermi l'inizio dell'autunno newyorkese... proprio in questi giorni, sono per la prima volta a Coney Island e me ne sono innamorata. Se cercate bene, su una delle panchine della boardwalk, davanti alla ruota panoramica, c'è ancora un pezzetto del mio cuore.
E' passato quasi un anno anche da quando ho conosciuto di persona le menti che stanno dietro a NUOK, e sto scrivendo questo post proprio per un legame con quel bel sito, che tuttora ovviamente seguo con curiosità!
Vi avevo già raccontato che avrei iniziato a scrivere per loro articoli sulla mia città, Ravenna, ed ora sono qui per linkarvi la pagina in cui potete trovarli tutti:
eccola qua ! :)
Spero che vi piacciano, che possano tornarvi utili, che vi invoglino a venirmi a trovare... chissà.
E intanto vi avviso: stay tuned, perchè ho grandi progetti per il futuro, che coinvolgono l'inaugurazione di un nuovo blog... non vedo l'ora!!!
Ci vediamo presto, ci conto ;)
Un anno fa, ero là a godermi l'inizio dell'autunno newyorkese... proprio in questi giorni, sono per la prima volta a Coney Island e me ne sono innamorata. Se cercate bene, su una delle panchine della boardwalk, davanti alla ruota panoramica, c'è ancora un pezzetto del mio cuore.
E' passato quasi un anno anche da quando ho conosciuto di persona le menti che stanno dietro a NUOK, e sto scrivendo questo post proprio per un legame con quel bel sito, che tuttora ovviamente seguo con curiosità!
Vi avevo già raccontato che avrei iniziato a scrivere per loro articoli sulla mia città, Ravenna, ed ora sono qui per linkarvi la pagina in cui potete trovarli tutti:
eccola qua ! :)
Spero che vi piacciano, che possano tornarvi utili, che vi invoglino a venirmi a trovare... chissà.
E intanto vi avviso: stay tuned, perchè ho grandi progetti per il futuro, che coinvolgono l'inaugurazione di un nuovo blog... non vedo l'ora!!!
Ci vediamo presto, ci conto ;)
mercoledì 13 aprile 2011
Updates
Faccio capolino di nuovo per postare un paio di aggiornamenti!
First of all, sull'interessante blog dell'Agenzia Italia America è stata pubblicata un'intervista a... me! Se avete voglia di leggerla, la trovate qui. Io sono stata felice e onorata di comparire in questo spazio... voi, se volete, fatemi sapere che ne pensate! :)
L'altra cosa che voglio segnalarvi è questo meraviglioso video:
Non l'ho fatto io, ma un'amica conosciuta a New York... godetevelo, è un piccolo capolavoro!
Un abbraccio a tutti!
First of all, sull'interessante blog dell'Agenzia Italia America è stata pubblicata un'intervista a... me! Se avete voglia di leggerla, la trovate qui. Io sono stata felice e onorata di comparire in questo spazio... voi, se volete, fatemi sapere che ne pensate! :)
L'altra cosa che voglio segnalarvi è questo meraviglioso video:
Non l'ho fatto io, ma un'amica conosciuta a New York... godetevelo, è un piccolo capolavoro!
Un abbraccio a tutti!
mercoledì 6 aprile 2011
Last post - goodbye friends!
This is the end, beautiful friend - come dicevano i Doors...
Scrivo questo ultimo post per avvisarvi che il mastodontico post "Fate l'amore con il sapore" è concluso: contiene le recensioni di ben 60 locali (fra bakery, bar, ristoranti ed affini) che ho provato durante il mio soggiorno a New York. Ora sono tutti lì, per voi, per chiunque voglia qualche suggerimento al riguardo da una che è super golosa ma anche molto esigente!
Qui in Italia, ho già iniziato la mia nuova routine con il secondo semestre di tirocinio... finalmente clinica, finalmente bambini e famiglie!
Ho tanti progetti, primi fra i quali quello di affrontare l'esame di stato a fine novembre e di scrivere il mio primo libro... ho le dita che friggono dall'impazienza! :) In più, sto iniziando a collaborare con NUOK, come redattrice di Ravena... venitemi a trovare su facebook!
Non so se in futuro aprirò un altro blog, o riprenderò in mano questo trasformandolo. Può darsi di sì, può darsi di no. Non ne ho idea! Ma mi è piaciuto molto poter condividere questa intensa esperienza con voi, tramite immagini e soprattutto parole, e voglio ringraziarvi tutti per avermi letto - chi una volta, chi ogni tanto, chi costantemente. Grazie per essere passati da qui ed avermi prestato attenzione, spero di essere riuscita a regalarvi un pezzetto di New York come desideravo. Spero che ci ritroveremo, in qualche modo, magari per la prossima avventura...
Ah, sappiate che il mio invito a presentarvi con un commento è sempre valido! Sapere che c'è qualcuno che ha visitato il mio blog dai luoghi più disparati del mondo mi riempie di orgoglio ma anche di curiosità.
Scrivo questo ultimo post per avvisarvi che il mastodontico post "Fate l'amore con il sapore" è concluso: contiene le recensioni di ben 60 locali (fra bakery, bar, ristoranti ed affini) che ho provato durante il mio soggiorno a New York. Ora sono tutti lì, per voi, per chiunque voglia qualche suggerimento al riguardo da una che è super golosa ma anche molto esigente!
Qui in Italia, ho già iniziato la mia nuova routine con il secondo semestre di tirocinio... finalmente clinica, finalmente bambini e famiglie!
Ho tanti progetti, primi fra i quali quello di affrontare l'esame di stato a fine novembre e di scrivere il mio primo libro... ho le dita che friggono dall'impazienza! :) In più, sto iniziando a collaborare con NUOK, come redattrice di Ravena... venitemi a trovare su facebook!
Non so se in futuro aprirò un altro blog, o riprenderò in mano questo trasformandolo. Può darsi di sì, può darsi di no. Non ne ho idea! Ma mi è piaciuto molto poter condividere questa intensa esperienza con voi, tramite immagini e soprattutto parole, e voglio ringraziarvi tutti per avermi letto - chi una volta, chi ogni tanto, chi costantemente. Grazie per essere passati da qui ed avermi prestato attenzione, spero di essere riuscita a regalarvi un pezzetto di New York come desideravo. Spero che ci ritroveremo, in qualche modo, magari per la prossima avventura...
Ah, sappiate che il mio invito a presentarvi con un commento è sempre valido! Sapere che c'è qualcuno che ha visitato il mio blog dai luoghi più disparati del mondo mi riempie di orgoglio ma anche di curiosità.
Buona vita a tutti!
sabato 2 aprile 2011
New York, in the end
Oggi, nelle pause fra un aereo e l'altro, mi sono messa a scrivere.
Un paio di settimane fa, in un ristorante di Brooklyn, un amico mi ha posto una domanda: "Secondo te, cos’è che rende New York così unica?”.
Ho saputo immediatamente cosa rispondere: New York è unica perché ha tutto il mondo dentro di sé. Letteralmente. È un microcosmo, una riproduzione in scala di tutti i paesi del mondo, un mosaico composto di tessere tutte diverse. Percorrendo le sue strade, si incrociano segni di tutte le culture: nelle insegne dei negozi, nei ristoranti, nei profumi, nei colori, nei volti delle persone e nei loro accenti. Credo che non ci sia un altro posto simile: penso che la Grande Mela in questo sia il vero ombelico del mondo, un melting pot ricchissimo di sfumature.
E tutto ciò la rende un concentrato di energia in continuo movimento. Lo senti forte e chiaro, semplicemente camminando per le sue strade, ed all’inizio può essere fin troppo travolgente. Ma, in pochissimo tempo, la città ti accoglie a braccia aperte e ti rende parte di sé… una volta che ti immergi completamente, inizi a fluire con quell’energia. La assorbi, prendi il ritmo, ti senti parte del tutto. È per quello che, poi, andarsene è così dura: ti senti sradicato, strappato da un luogo al quale ormai appartenevi, che non è solo un luogo geografico, esterno, ma che ormai ti è entrato dentro e ti scorre nelle vene. Fa male, andarsene da New York. Anche se sai che non è un addio, perché lei continuerà a scorrerti nelle vene e ti richiamerà a sé.
Il bello è che, se sei recettivo, tutta quest’energia non circola intorno e dentro di te a casaccio, ma viene incanalata. Quasi automaticamente, la vedi prendere una traiettoria precisa, poi un’altra, poi un’altra ancora. Se sei recettivo, l’energia non viene sprecata, ma si trasforma e ti trasforma. Dopo sei mesi e mezzo, posso dire che New York mi ha aiutato a reinventarmi. E pensare che non sapevo nemmeno di volerlo fare! È successo tutto naturalmente, io non ho fatto altro che accogliere tutti gli spunti che la città mi ha dato. È come se la città stessa mi avesse fornito gli strumenti per sentire meno la sua mancanza, una volta a casa. Mi ha reso più ricca, così da bilanciare lo scompenso dato dal fatto di tornare in una piccola città di campagna. Essendo più ricca io, saprò osservare la mia città con uno sguardo nuovo, e proietterò su di essa ciò che ho dentro. So che questo accadrà, una volta superato lo strappo iniziale.
Quel giorno, a Brooklyn, il mio amico ha posto anche un’altra domanda: “C’è un’aspettativa che avevi e che è stata tradita?”.
Lì per lì non sapevo come rispondere, mi pareva che ogni aspettativa che avevo fosse stata rispettata, o addirittura superata. Poi mi è venuto in mente: ma certo, avevo una grossa speranza che non si è affatto tradotta in realtà! Ero quasi convinta che New York mi avrebbe regalato anche un grande amore, il ragazzo americano su cui tanto ho fantasticato. Ma probabilmente ho visto troppi film, o forse – come mi hanno detto tutte le americane con cui ho parlato – a New York non ci sono gli americani veri. Dicono che per trovare l’amore non è la città giusta. Eppure, la maggior parte di loro è fidanzata… misteri.
In ogni caso, tutto questo cercare l’uomo giusto e non trovarlo mi ha fornito un sacco di materiale che racchiuderò in un libro. Ed ecco che anche le disavventure possono trasformarsi in qualcosa di positivo! Visto che potenza ha l’energia di New York?
Stamattina, mentre il mio autobus attraversava e lasciava Manhattan, ho pianto. All’aeroporto di Newark, ho lottato con le lacrime per non farle uscire. Sull’aereo verso l’Europa, stessa cosa.
Ora sono all’aeroporto di Monaco, in attesa del prossimo volo, e sentire così poche persone che parlano inglese mi fa un po’ impressione.
Non posso credere che sei mesi e mezzo siano passati così in fretta, devo abituarmi all’idea… ma New York mi accompagnerà, e mi aiuterà.
Un paio di settimane fa, in un ristorante di Brooklyn, un amico mi ha posto una domanda: "Secondo te, cos’è che rende New York così unica?”.
Ho saputo immediatamente cosa rispondere: New York è unica perché ha tutto il mondo dentro di sé. Letteralmente. È un microcosmo, una riproduzione in scala di tutti i paesi del mondo, un mosaico composto di tessere tutte diverse. Percorrendo le sue strade, si incrociano segni di tutte le culture: nelle insegne dei negozi, nei ristoranti, nei profumi, nei colori, nei volti delle persone e nei loro accenti. Credo che non ci sia un altro posto simile: penso che la Grande Mela in questo sia il vero ombelico del mondo, un melting pot ricchissimo di sfumature.
E tutto ciò la rende un concentrato di energia in continuo movimento. Lo senti forte e chiaro, semplicemente camminando per le sue strade, ed all’inizio può essere fin troppo travolgente. Ma, in pochissimo tempo, la città ti accoglie a braccia aperte e ti rende parte di sé… una volta che ti immergi completamente, inizi a fluire con quell’energia. La assorbi, prendi il ritmo, ti senti parte del tutto. È per quello che, poi, andarsene è così dura: ti senti sradicato, strappato da un luogo al quale ormai appartenevi, che non è solo un luogo geografico, esterno, ma che ormai ti è entrato dentro e ti scorre nelle vene. Fa male, andarsene da New York. Anche se sai che non è un addio, perché lei continuerà a scorrerti nelle vene e ti richiamerà a sé.
Il bello è che, se sei recettivo, tutta quest’energia non circola intorno e dentro di te a casaccio, ma viene incanalata. Quasi automaticamente, la vedi prendere una traiettoria precisa, poi un’altra, poi un’altra ancora. Se sei recettivo, l’energia non viene sprecata, ma si trasforma e ti trasforma. Dopo sei mesi e mezzo, posso dire che New York mi ha aiutato a reinventarmi. E pensare che non sapevo nemmeno di volerlo fare! È successo tutto naturalmente, io non ho fatto altro che accogliere tutti gli spunti che la città mi ha dato. È come se la città stessa mi avesse fornito gli strumenti per sentire meno la sua mancanza, una volta a casa. Mi ha reso più ricca, così da bilanciare lo scompenso dato dal fatto di tornare in una piccola città di campagna. Essendo più ricca io, saprò osservare la mia città con uno sguardo nuovo, e proietterò su di essa ciò che ho dentro. So che questo accadrà, una volta superato lo strappo iniziale.
Quel giorno, a Brooklyn, il mio amico ha posto anche un’altra domanda: “C’è un’aspettativa che avevi e che è stata tradita?”.
Lì per lì non sapevo come rispondere, mi pareva che ogni aspettativa che avevo fosse stata rispettata, o addirittura superata. Poi mi è venuto in mente: ma certo, avevo una grossa speranza che non si è affatto tradotta in realtà! Ero quasi convinta che New York mi avrebbe regalato anche un grande amore, il ragazzo americano su cui tanto ho fantasticato. Ma probabilmente ho visto troppi film, o forse – come mi hanno detto tutte le americane con cui ho parlato – a New York non ci sono gli americani veri. Dicono che per trovare l’amore non è la città giusta. Eppure, la maggior parte di loro è fidanzata… misteri.
In ogni caso, tutto questo cercare l’uomo giusto e non trovarlo mi ha fornito un sacco di materiale che racchiuderò in un libro. Ed ecco che anche le disavventure possono trasformarsi in qualcosa di positivo! Visto che potenza ha l’energia di New York?
Stamattina, mentre il mio autobus attraversava e lasciava Manhattan, ho pianto. All’aeroporto di Newark, ho lottato con le lacrime per non farle uscire. Sull’aereo verso l’Europa, stessa cosa.
Ora sono all’aeroporto di Monaco, in attesa del prossimo volo, e sentire così poche persone che parlano inglese mi fa un po’ impressione.
Non posso credere che sei mesi e mezzo siano passati così in fretta, devo abituarmi all’idea… ma New York mi accompagnerà, e mi aiuterà.
Leaving New York, never easy - it's pulling me apart
I told you, forever, I love you, forever
Ed ora sono a casa, un pò spaesata.
Inizia un nuovo capitolo, una nuova avventura...
venerdì 1 aprile 2011
Leaving New York
Today is the day... e New York è triste, come me, e piange.
It's quiet now
And what it brings
Is everything
Comes calling back
A brilliant night
I'm still awake
I looked ahead
I'm sure I saw you there
You don't need me
To tell you now
That nothing can compare
You might have laughed if I told you
You might have hidden A frown
You might have succeeded in changing me
I might have been turned around
It's easier to leave than to be left behind
Leaving was never my proud
Leaving New York, never easy
I saw the light fading out
Now life is sweet
And what it brings
I tried to take
But loneliness
It wears me out
It lies in wait
And I've lost
Still in my eyes
The shadow of necklace
Across your thigh
I might've lived my life in a dream, but I swear
This is real
Memory fuses and shatters like glass
Mercurial future, forget the past
It's you, it's what I feel.
You might have laughed if I told you (it's pulling me apart)
You might have hidden a frown (change)
You might have succeeded in changing me (it's pulling me apart)
I might have been turned around (change)
It's easier to leave than to be left behind (it's pulling me apart)
Leaving was never my proud (change)
Leaving New York, never easy (it's pulling me apart)
I saw the light fading out
You find it in your heart, it's pulling me apart
You find it in your heart, change...
I told you, forever
I love you, forever
I told you, I love you
I love you, forever
I told you, forever
You never, you never
You told me forever
You might have laughed if I told you
You might have hidden the frown
You might have succeeded in changing me
I might have been turned around
It's easier to leave than to be left behind (it's pulling me apart)
Leaving was never my proud (change)
Leaving New York never easy (it's pulling me apart)
I saw the life fading out (change)
Leaving New York, never easy (it's pulling me apart)
I saw the light fading out (change)
Leaving New York never easy (it's pulling me apart)
I saw the life fading out (change)
It's quiet now
And what it brings
Is everything
Comes calling back
A brilliant night
I'm still awake
I looked ahead
I'm sure I saw you there
You don't need me
To tell you now
That nothing can compare
You might have laughed if I told you
You might have hidden A frown
You might have succeeded in changing me
I might have been turned around
It's easier to leave than to be left behind
Leaving was never my proud
Leaving New York, never easy
I saw the light fading out
Now life is sweet
And what it brings
I tried to take
But loneliness
It wears me out
It lies in wait
And I've lost
Still in my eyes
The shadow of necklace
Across your thigh
I might've lived my life in a dream, but I swear
This is real
Memory fuses and shatters like glass
Mercurial future, forget the past
It's you, it's what I feel.
You might have laughed if I told you (it's pulling me apart)
You might have hidden a frown (change)
You might have succeeded in changing me (it's pulling me apart)
I might have been turned around (change)
It's easier to leave than to be left behind (it's pulling me apart)
Leaving was never my proud (change)
Leaving New York, never easy (it's pulling me apart)
I saw the light fading out
You find it in your heart, it's pulling me apart
You find it in your heart, change...
I told you, forever
I love you, forever
I told you, I love you
I love you, forever
I told you, forever
You never, you never
You told me forever
You might have laughed if I told you
You might have hidden the frown
You might have succeeded in changing me
I might have been turned around
It's easier to leave than to be left behind (it's pulling me apart)
Leaving was never my proud (change)
Leaving New York never easy (it's pulling me apart)
I saw the life fading out (change)
Leaving New York, never easy (it's pulling me apart)
I saw the light fading out (change)
Leaving New York never easy (it's pulling me apart)
I saw the life fading out (change)
giovedì 31 marzo 2011
Thank you
Fare la valigia è veramente dura. Vorrei portare a casa tante cianfrusaglie inutili che invece dovrò abbandonare. Vorrei portare a casa anche la mia meravigliosa e caldissima coperta, ma temo sia decisamente troppo pesante e voluminosa… e poi voglio comprare un barilotto di sciroppo d’acero, ma è pesantissimo! In ogni caso i bagagli procedono, anche se non mi fido di questa bilancia e quindi sto temendo di superare il peso consentito… non so se comprare questo sciroppo d’acero o no. È il dilemma che mi attanaglia di più.
A parte queste elucubrazioni, alla vigilia della partenza mi è venuta voglia di fare una lista di ringraziamenti… non i soliti, però. Non quelli “generici” che si fanno quando si fa il bilancio di un’esperienza… voglio ringraziare per il “qui ed ora” di questo ultimo periodo, perché mi sta regalando tanto. Quindi, grazie:
- a Julia, perché anche se non compra la carta igienica e non pulisce casa è una buona coinquilina ed è la compagnia perfetta per chiacchierare ed uscire (purtroppo l’abbiamo fatto troppo poco)
- a Dan, che avrà tanti difetti ma mi ha dato la mia stanzetta in questa bella casa, ed è stato sempre gentile e disponibile quando ho avuto bisogno
- alla mia tutor, che oltre ad avermi permesso di fare questo tirocinio mi ha anche trattato come chiunque vorrebbe essere trattato, e l’ha sempre fatto con un sottofondo di dolcezza che non è da tutti
- alle mie compagne di laboratorio, soprattutto Jackie, Vickie, Nell e Hannah, con cui ho sempre fatto un sacco di chiacchiere piacevolissime… peccato che non le abbiamo portate fuori dall’università
- a Sherina, anche lei compagna di laboratorio, logorroica come me e piena di vitalità, con cui ho condiviso un sacco di parole, risate, interessi e musica
- ad Alice, perché grazie a lei non solo ho potuto vedere Nuok sotto un’altra originalissima luce, ma ho anche e soprattutto potuto conoscere persone interessanti, simpatiche e che mi hanno arricchito
- all’Ilaria, con cui in questi mesi abbiamo fatto di tutto di più, all’insegna della logorrea e dell’idiozia! Speriamo di continuare a Ravenna o da qualche altra parte del mondo, tanto abbiamo visto che tutto è possibile: anche ritrovarsi dopo più di 10 anni!
- a Marco e Marianna, che metto in coppia solo perché sono una coppia, ma che sono dei grandi anche presi singolarmente, per tutte le chiacchiere, le idee le risate, le magnate, le bloggate, le cantate e le promesse di weekend romagnoli o piemontesi
- ad Andrea, per la compagnia, il sostegno e la sopportazione, i sorrisi e le risate, le partite di calcetto e il ping pong, l’aria rassicurante, la dolcezza, la schiettezza, e per l’affinità elettiva… che quando c’è, si sente. :) (anche se non ha il dono della puntualità :P )
- a Vivien per il suo accento francese che mi mancherà, per le pazze risate, per la lentezza con cui calibra ogni mossa a calcetto e per il suo telefono funzionante (ma anche lui, zero puntualità :P )
- a Francesca per la compagnia in queste ultime giornate, per il suo modo di parlare che mi fa ridere automaticamente e per la sua simpatia
- ad Andrew, perché incontrare un half-newyorker che parla italiano con l’accento romagnolo più forte del mio… non ha prezzo!
- ad Antonio per le chattate serali – mie – barra notturne – sue
- alla Paciu, who is always on my mind, soprattutto ogni volta che la musica qua mi circonda e io me la immagino sui palchi newyorkesi, e con cui non vedo l’ora di recuperare tutto questo tempo!
- a Matteo, che mi ha tenuto compagnia costantemente in questi mesi, sorprendendomi piacevolmente
- a tutti quelli che ho incrociato e mi hanno regalato un sorriso
- a tutti i ragazzi cretini ed incapaci di relazionarsi alle donne che ho incontrato e che mi hanno fornito materiale succoso per il mio libro
- a New York, che amerò per sempre e che spero di rivedere presto.
lunedì 28 marzo 2011
Salutare la città e salutare le persone
Sono giorni frenetici. Finalmente, riesco a trovare un pochino di tempo per fermarmi e scrivere... anche se forse sarebbe più saggio se iniziassi a fare dei tentativi seri di "invaligiamento".
Già, perchè è arrivato il momento: venerdì si parte e si torna a casa. Che per certi versi è un bene, per certi altri un male... e che male!
Ho iniziato - e in realtà, purtroppo, anche quasi finito - a salutare i "miei" luoghi, i pezzetti di New York che avranno un posto d'onore nei miei ricordi e nel mio cuore. Sono tornata a Coney Island, ovviamente a Central Park (facendo le ultime foto esattamente dove avevo fatto le primissime... e senza volerlo! E' stato un "caso"), poi anche il mio supermercatino Trader Joe's... e in generale, cammino per la città in modo molto più consapevole: quando guardo un palazzo, entro in un negozio o passeggio sul marciapiede di una strada, so che potrebbe essere l'ultima volta, il che mi provoca guizzi di malinconia improvvisa.
Ma sto anche continuando a scoprire angoli nuovi di città, perchè New York è una continua sorpresa! Quindi ho esplorato la zona di Park Slope ed ho visto Prospect Park da un'altra angolatura, in più sono andata a Roosevelt Island usando la mitica funivia nuova di pacca! Non solo... avevo appena finito di recensire i ristoranti in cui ho mangiato, giusto? Ecco, negli ultimi tre giorni se ne sono aggiunti alla lista ben CINQUE!!!
Eh già, perchè oltre a salutare i luoghi ho iniziato anche a salutare le persone... questo ultimo mese è stato piacevolmente particolarmente denso di intrecci relazionali, ed ecco che le persone da salutare si sono moltiplicate!
Ho iniziato venerdì sera, con la vera e propria "goodbye night": prima sono andata con la mia coinquilina a sentire il suo ragazzo e la sua band suonare (in realtà per colpa del traffico abbiamo sentito solo una canzone, ma finalmente ce l'ho fatta ad andare ad un loro live!), poi ci siamo spostate al Fat Cat (locale di cui avevo parlato anche qui), dove ci hanno raggiunto l'altro mio coinquilino ed alcuni amici. Serata bellissima e divertente, a suon di calcetto e di ping pong che si sono protratti fino alle 3 e mezza di notte!
Il giorno dopo, con l'Italiano e il Francese siamo andati ad esplorare Park Slope, culinariamente e non. Poi la sera abbiamo raggiunto un'altra amica che stava filmando un timelapse di Manhattan dal Brooklyn Bridge Park... quando eravamo ormai quattro ghiaccioli umani, ci siamo buttati in una pizzeria per riscaldarci. E quindi, già due locali mangerecci nuovi.
Ieri sera, sempre con l'Italiano, il Francese e l'amica siamo stati in un terzo locale nuovo, a Greenpoint, perchè ci suonava un ragazzo molto bravo che avevo incontrato in metropolitana qualche giorno fa... e siccome era ora di cena, abbiamo mangiato lì.
Oggi invece sono andata al Chelsea Market con altri due amici: ci siamo sbafati due aragoste enormi, che ci guardavano in cagnesco ma che si sono lasciate sbranare moooolto volentieri! E poi, siccome siamo giovini, americanizzati e golosi, abbiamo concluso con una gita alla bakery. Aragosta e chocolate chip cookie, la nuova moda di noi ragazzi di oggi. Per cui, ecco gli altri due locali mangerecci che recensirò. Probabilmente quando sarò già in Italia.
Insomma... tutto questo mangiare ed uscire con gli amici fa ovviamente parte del processo di saluti, che si sta rivelando un'ottima scusa per divertirsi un sacco! E perdere un pò di ore di sonno, anche. E mettere su qualche chilo, come se non fossero già abbastanza. Ma anche chissenefrega!
I prossimi giorni il tran tran sarà esattamente lo stesso... con la differenza che, adesso, devo mettermi sul serio a preparare questi bagagli.
Ah, per inciso: a New York è ancora inverno. Il sole è meraviglioso e brillante, ma è un freddo che più freddo non si può, con aggiunta di vento malefico.
Cara la mia Italia, sarà meglio che tu mi accolga con un bel teporino... se no non vale!
Già, perchè è arrivato il momento: venerdì si parte e si torna a casa. Che per certi versi è un bene, per certi altri un male... e che male!
Ho iniziato - e in realtà, purtroppo, anche quasi finito - a salutare i "miei" luoghi, i pezzetti di New York che avranno un posto d'onore nei miei ricordi e nel mio cuore. Sono tornata a Coney Island, ovviamente a Central Park (facendo le ultime foto esattamente dove avevo fatto le primissime... e senza volerlo! E' stato un "caso"), poi anche il mio supermercatino Trader Joe's... e in generale, cammino per la città in modo molto più consapevole: quando guardo un palazzo, entro in un negozio o passeggio sul marciapiede di una strada, so che potrebbe essere l'ultima volta, il che mi provoca guizzi di malinconia improvvisa.
Ma sto anche continuando a scoprire angoli nuovi di città, perchè New York è una continua sorpresa! Quindi ho esplorato la zona di Park Slope ed ho visto Prospect Park da un'altra angolatura, in più sono andata a Roosevelt Island usando la mitica funivia nuova di pacca! Non solo... avevo appena finito di recensire i ristoranti in cui ho mangiato, giusto? Ecco, negli ultimi tre giorni se ne sono aggiunti alla lista ben CINQUE!!!
Eh già, perchè oltre a salutare i luoghi ho iniziato anche a salutare le persone... questo ultimo mese è stato piacevolmente particolarmente denso di intrecci relazionali, ed ecco che le persone da salutare si sono moltiplicate!
Ho iniziato venerdì sera, con la vera e propria "goodbye night": prima sono andata con la mia coinquilina a sentire il suo ragazzo e la sua band suonare (in realtà per colpa del traffico abbiamo sentito solo una canzone, ma finalmente ce l'ho fatta ad andare ad un loro live!), poi ci siamo spostate al Fat Cat (locale di cui avevo parlato anche qui), dove ci hanno raggiunto l'altro mio coinquilino ed alcuni amici. Serata bellissima e divertente, a suon di calcetto e di ping pong che si sono protratti fino alle 3 e mezza di notte!
Il giorno dopo, con l'Italiano e il Francese siamo andati ad esplorare Park Slope, culinariamente e non. Poi la sera abbiamo raggiunto un'altra amica che stava filmando un timelapse di Manhattan dal Brooklyn Bridge Park... quando eravamo ormai quattro ghiaccioli umani, ci siamo buttati in una pizzeria per riscaldarci. E quindi, già due locali mangerecci nuovi.
Ieri sera, sempre con l'Italiano, il Francese e l'amica siamo stati in un terzo locale nuovo, a Greenpoint, perchè ci suonava un ragazzo molto bravo che avevo incontrato in metropolitana qualche giorno fa... e siccome era ora di cena, abbiamo mangiato lì.
Oggi invece sono andata al Chelsea Market con altri due amici: ci siamo sbafati due aragoste enormi, che ci guardavano in cagnesco ma che si sono lasciate sbranare moooolto volentieri! E poi, siccome siamo giovini, americanizzati e golosi, abbiamo concluso con una gita alla bakery. Aragosta e chocolate chip cookie, la nuova moda di noi ragazzi di oggi. Per cui, ecco gli altri due locali mangerecci che recensirò. Probabilmente quando sarò già in Italia.
Insomma... tutto questo mangiare ed uscire con gli amici fa ovviamente parte del processo di saluti, che si sta rivelando un'ottima scusa per divertirsi un sacco! E perdere un pò di ore di sonno, anche. E mettere su qualche chilo, come se non fossero già abbastanza. Ma anche chissenefrega!
I prossimi giorni il tran tran sarà esattamente lo stesso... con la differenza che, adesso, devo mettermi sul serio a preparare questi bagagli.
Ah, per inciso: a New York è ancora inverno. Il sole è meraviglioso e brillante, ma è un freddo che più freddo non si può, con aggiunta di vento malefico.
Cara la mia Italia, sarà meglio che tu mi accolga con un bel teporino... se no non vale!
mercoledì 23 marzo 2011
Considerazioni meteo
New York, per quanto riguarda il meteo, è schizofrenica. L'unica costante è il vento, che non si ferma praticamente mai. Per il resto, da un giorno all'altro tutto cambia radicalmente. Soprattutto in questo ultimo paio di mesi, in cui l'atmosfera della city si sta sforzando per far spuntare un barlume di primavera, ma c'è evidentemente qualcosa che la blocca... cara mia, già nostalgica dell'inverno ancor prima di lasciarlo andare? O forse sei solo sadica e ti piace vederci soffrire e gelare quando - per contratto - dovrebbero sbocciare i fiori e svegliarsi le bambine? Probabilmente sì, è sadismo... ci ha illuso regalandoci un paio di belle giornate la settimana scorsa, perchè evidentemente voleva anche lei godersi St. Patrick's day col sole, poi sarà che ha bevuto troppo e ha perso un pò il controllo della situazione... fatto sta che il giorno dopo sembrava quasi estate. Infatti sono andata a Coney Island, che sembrava il paradiso, e mi sono pure abbronzata/sbruciacchiata la faccia con molta soddisfazione. Poi si è resa conto che troppa gente aveva già inforcato le infradito e indossato minigonne e canotte: ha lasciato lì il sole per ingannarci, in modo che uscissimo di casa tutti svestiti e percepissimo troppo tardi il freddo che aleggiava nell'aria.
Lunedì s'è girata male (sarà umana anche l'atmosfera della city?) e ha fatto piovere, dopo di che siamo ruzzolati indietro in pieno inverno come se niente fosse.
Oggi, poi, è stata l'apoteosi: notte e risveglio con pioggia ghiacciata, freddo gelido, neve che andava e veniva, poi ancora pioggia, ghiaccio, tuonifulminisaette ed ora - che le precipitazioni sono finite - guardo fuori dalla finestra e cosa vedo? Quel tanto di neve che basta a ricoprire tutto di bianco! Unbelievable.
Ormai ho perso quel barlume di speranza che mi restava di vedere gli alberi di Central Park in fiore...
New York, diciamocelo: te la cavi molto meglio con l'autunno che con la primavera!
Lunedì s'è girata male (sarà umana anche l'atmosfera della city?) e ha fatto piovere, dopo di che siamo ruzzolati indietro in pieno inverno come se niente fosse.
Oggi, poi, è stata l'apoteosi: notte e risveglio con pioggia ghiacciata, freddo gelido, neve che andava e veniva, poi ancora pioggia, ghiaccio, tuonifulminisaette ed ora - che le precipitazioni sono finite - guardo fuori dalla finestra e cosa vedo? Quel tanto di neve che basta a ricoprire tutto di bianco! Unbelievable.
Ormai ho perso quel barlume di speranza che mi restava di vedere gli alberi di Central Park in fiore...
New York, diciamocelo: te la cavi molto meglio con l'autunno che con la primavera!
lunedì 21 marzo 2011
La casa delle decorazioni
Anche se non ho prove visive da fornire, perchè mi pare brutto fotografare le case altrui, non posso esimermi dal parlare di quella che mesi e mesi or sono ho ribattezzato come "casa delle decorazioni".
Mi sono trasferita in questo appartamento a fine settembre: loro avevano già esposto le decorazioni di Halloween. Niente di eccessivo, decorazioni sobrie: qualche aggeggino di plastica o legno alle finestre, una scritta "Happy Halloween" tutta colorata, e una specie di bandiera fuori, a forma di gatto nero seduto su una mezza luna.
Col passare delle festività, ho appreso che questo è il modo in cui decorano la loro casa: la bandiera esterna è immancabile e sempre bellissima e originale!
Ma soprattutto, il loro forte è il tempismo: appena passato Halloween, hanno decorato la casa per il Thanksgiving Day. Subito dopo quello, è stata la volta delle decorazioni di Natale. Poi sono spuntate immediatamente quelle di S. Valentino. Il giorno dopo, hanno decorato con la bandiera per St. Patrick... e ora, sono apparse le decorazioni di Pasqua. Quanto sono avanti questi? Mi mancheranno le loro decorazioni!
Vediamo se uno di sti giorni trovo il coraggio per fotografare almeno queste ultime...
Comunque, l'altro giorno ho percorso la strada sul loro lato (di solito sto sull'altro) e ho sbirciato il campanello: sono italoamericani. Non solo, ma hanno anche tutta una serie di ammennicoli e adesivi, alcuni molto carini, sull'unione fra italianitudine e americanitudine... carucci loro, oltre che super attrezzati! :)
Mi sono trasferita in questo appartamento a fine settembre: loro avevano già esposto le decorazioni di Halloween. Niente di eccessivo, decorazioni sobrie: qualche aggeggino di plastica o legno alle finestre, una scritta "Happy Halloween" tutta colorata, e una specie di bandiera fuori, a forma di gatto nero seduto su una mezza luna.
Col passare delle festività, ho appreso che questo è il modo in cui decorano la loro casa: la bandiera esterna è immancabile e sempre bellissima e originale!
Ma soprattutto, il loro forte è il tempismo: appena passato Halloween, hanno decorato la casa per il Thanksgiving Day. Subito dopo quello, è stata la volta delle decorazioni di Natale. Poi sono spuntate immediatamente quelle di S. Valentino. Il giorno dopo, hanno decorato con la bandiera per St. Patrick... e ora, sono apparse le decorazioni di Pasqua. Quanto sono avanti questi? Mi mancheranno le loro decorazioni!
Vediamo se uno di sti giorni trovo il coraggio per fotografare almeno queste ultime...
Comunque, l'altro giorno ho percorso la strada sul loro lato (di solito sto sull'altro) e ho sbirciato il campanello: sono italoamericani. Non solo, ma hanno anche tutta una serie di ammennicoli e adesivi, alcuni molto carini, sull'unione fra italianitudine e americanitudine... carucci loro, oltre che super attrezzati! :)
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domenica 20 marzo 2011
Dove ficco il naso, oggi?
Di NUOK vi ho già parlato diverse volte, linkando - fra le altre cose - anche un paio di miei articoli che sono apparsi lì... ora vi aggiorno, raccontandovi che la sua "mamma" sta avviando un nuovo progetto: quello di raccontare l'Italia con lo stesso stile originale e creativo con cui fino ad ora sono state raccontate New York e tutte le altre "sitis" (cities --> città). E' infatti nato Tometo, che vi consiglio di iniziare a seguire (anche su facebook) per raccogliere nuovi spunti... perchè si sa che quasi quasi si conosce meglio l'estero che casa propria!
Siccome io sono una curiosa di natura, sono andata a ficcare il naso anche fra le pagine di questa nuova creatura, e grazie alla sua mamma è stata pubblicata questa intervista, in cui racconto qualche pizzico di Ravenna, la mia city... che mi è anche servito per rimettermi un pò in carreggiata, iniziando a farmi mentalizzare il fatto che tra due settimane sarò di nuovo lì.
Intanto che sono qui, comunque, continuo ad aggiornare il post sui locali mangerecci di New York... stay tuned, perchè ne arriveranno altri! ;)
Siccome io sono una curiosa di natura, sono andata a ficcare il naso anche fra le pagine di questa nuova creatura, e grazie alla sua mamma è stata pubblicata questa intervista, in cui racconto qualche pizzico di Ravenna, la mia city... che mi è anche servito per rimettermi un pò in carreggiata, iniziando a farmi mentalizzare il fatto che tra due settimane sarò di nuovo lì.
Intanto che sono qui, comunque, continuo ad aggiornare il post sui locali mangerecci di New York... stay tuned, perchè ne arriveranno altri! ;)
venerdì 18 marzo 2011
Fanatici dei leprecauni e delle sirene canterine (leggi: St. Patrick’s day parade e The Little Mermaid singalong)
Di giorno:
“One short day in the Emerald City!” – ah no, qui non siamo nel musical Wicked ma nel mondo reale… solo, in versione Irish-friendly. O Irish-fanatic, per meglio dire. Nel giorno di St. Patrick, tutti i newyorkesi si trasformano magicamente in irlandesi, e la città viene inondata da una marea di gente vestita e accessoriata di verde… la fiera dell’eccentricità giustificata.
I premi per gli outfit migliori vanno assolutamente a bambini (più piccoli sono, più sono adorabili in versione gnomo color smeraldo) e ai cani. E quindi i complimenti (ma ne siamo proprio sicuri???) vanno a genitori e padroni. Fra l’altro, genitori che lasciano fotografare i propri figli neonati a perfetti sconosciuti, orgogliosi che la faccia del loro bambino finisca fra le mani di chissà chi… mah. Io comunque alcuni li ho fotografati, erano davvero troppo bellini.
La parata, di per sé, è piacevole ma niente di particolarmente eclatante: rappresentanze di società irlandesi, scuole superiori, forze armate e gruppi vari sfilano per ore, alcuni suonando (le marching bands delle scuole, a volte accompagnate da majorettes o sbandieratrici – e le tante, tante cornamuse insieme a percussioni di vario genere). Devo dire che sentire così tante cornamuse suonare, una volta tanto, mi ha fatto piacere! Anche se c’è chi dice che cornamusa + kilt è una tradizione solo scozzese… ma questi irlandesi paiono proprio convinti del contrario!
In ogni caso, la parte più divertente è osservare il pubblico: ce n’è davvero di tutti i colori… anzi, il colore è sempre quello: verde smeraldo. Però la fantasia ha la meglio su qualsiasi logica!
A parte la parata, è stato molto bello godersi il sole (che mi ha bruciato il naso) e il teporino primaverile, in compagnia di bella gente, proseguendo la giornata a passeggiare per Central Park dove il tutto è stato coronato da un paradisiaco waffle… meglio di così non si poteva fare!
Per il resto, stando a quello che mi avevano raccontato mi aspettavo di vedere in giro molti più ubriachi di quelli che ho incrociato in realtà… meglio così!
Di sera:
Ma è stato col calare del sole che la giornata ha dato il meglio di sé, toccando la perfezione: in programma, per me ed alcuni nuovi amici, c’era il singalong della Sirenetta – in inglese, ovviamente. A parte alcune peripezie logistiche per raggiungere il locale - The Bell House (che ci ha piacevolmente colpito), siamo stati molto stupiti di arrivare in un luogo gremito di gente! Tant’è che il film ce lo siamo dovuto vedere in piedi… il pubblico, che io pensavo sarebbe stato prettamente femminile, in realtà era metà e metà (anche se ho come l’impressione che gli uomini si dividessero soprattutto in due categorie: i gay e gli etero trascinati dalle fidanzate). Fatto sta che se in Italia qualcuno organizzasse una serata del genere, l’affluenza non sarebbe nemmeno lontanamente paragonabile, e soprattutto gli uomini non si farebbero mai e poi mai coinvolgere. Quelli presenti in sala, invece, si sono prodigati in performance indimenticabili recitando parti del film e risultando di gran lunga migliori delle performer femminili!
Fatto sta che, dopo un po’ di riscaldamento iniziale (come se non fossimo stati già tutti abbastanza esaltati), alla partenza del film si è scatenato il delirio assoluto! Un tifo da stadio ogni volta che compariva per la prima volta un personaggio, o durante le scene clou… con tanto di “buuuuuuuuuuuuuuuuu” verso le murene cattive che rovesciano la barca nella laguna, o verso Ursula trasformata in gnoccolona che ipnotizza il principe Eric.
E le canzoni? Le canzoni sono state l’apoteosi del singalong… tutte cantate a squarciagola da un pubblico coinvolto che più coinvolto non si poteva! Tutti talmente "dentro il personaggio" che ogni tanto i cori si sentivano anche per le battute parlate…
Ragazzi, è stato bellissimo. Meraviglioso. Un sogno divenuto realtà! Ho capito che NON SONO SOLA al mondo, non sono l’unica che ama la Sirenetta con tutto il cuore e le viscere, non sono la sola a sentirsi Ariel al 100%... siamo tanti, e c’è anche chi sta messo peggio di me!
Quindi grazie pubblico di mermaids e mermen, mi avete davvero regalato un’ora e mezza di nirvana disneyano!
P.S.: bisogna importare la formula del singalong in Italia… è una delle cose più divertenti che esistano! :D
P.P.S.: se il mio racconto non vi è bastato, potete trovare quello dei miei amici qui!
P.P.S.: se il mio racconto non vi è bastato, potete trovare quello dei miei amici qui!
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martedì 15 marzo 2011
Il gatto grasso e il calcetto rinforzato
Un'italiana, un italiano ed un francese vanno ad ascoltare musica jazz in un locale.
Il locale si chiama Fat Cat, tutte le sere ci sono musicisti che suonano live jazz, e a notte fonda partono delle jam session che vanno avanti fino a mattina.
Dopo un pò di vicissitudini dovute a scherzoni della subway, i nostri tre riescono ad arrivare al club e si trovano davanti uno spettacolo inaspettato: non è il solito buco tipico newyorkese, ma è un locale spazioso, pieno di divani ma soprattutto di biliardi, calcetti, tavoli per il ping pong e per un altro gioco mai visto prima - con dei dischetti da far scivolare sulla sabbia. Su un lato, la "zona jazz" dove i musicisti stanno suonando.
L'atmosfera è meravigliosa e l'italiana pensa subito che ci dovrà tornare prima di ripartire.
E così i tre protagonisti vanno avanti per qualche ora a godere delle note che svolazzano nell'aria, in compagnia di una birra e tantissime chiacchiere.
Poi arriva il "momento calcetto" e, siccome manca il quarto giocatore, ci si organizza così: l'italiana deve trovare qualcuno che le piaccia, ed invitarlo a giocare. Impresa ardua, perchè gli americani presenti lasciano tutti a desiderare!
C'è un povero spagnolo solitario, seduto vicino a loro, che fa talmente tristezza che quasi vince l'onore di essere il quarto. Ma all'improvviso spunta un suo amico con due ragazze, e lo spagnolo esce dai giochi.
Data l'indecisione estrema dell'italiana, il francese prende l'iniziativa e va a reclutare un asiatico simpatico che si unisce per il primo match, in cui italiano+italiana stracciano francese+asiatico.
...ma mentre giocano, fra un attacco e una difesa, l'italiana ha una visione: alto, biondo, occhi in ombra ma intuibilmente chiari, lineamenti precisi da nordico. Ecco il prossimo quarto!
Quindi, finita la partita si congeda il povero asiatico bistrattato, che se ne va sorridente, e si parte all'attacco.
L'italiana arrugginita si fionda di fronte al biondo e lo invita a giocare. Lui ribatte con un "Io faccio schifo a calcetto, ma lui è bravo", indicando il suo amico. Che l'italiana aveva scambiato per una ragazza, e questo dice tutto. Va bè, se è l'unico modo per smuoverti da questo divano, manda pure il tuo amico ma almeno vieni ad assistere alla partita. L'amico, un finlandese freddino, gioca in squadra col francese. Frulla un sacco e grazie a questo per gli italiani si mette male. Ma con la classica ultima palla "chi fa questo gol vince tutto", italiano+italiana battono anche francese+finlandese. Yesss!
In tutto ciò il biondo, danese, non ha degnato di uno sguardo il match. Però poi, quando è stata ora di andar via, ha camminato continuando a fissare l'italiana e sorridendole. De-ci-di-ti!
Come sempre, è l'italiana che decide e prende in mano la situazione - grazie ai consigli dei fidi italiano e francese - e gli lascia il numero di telefono, consapevole di due cose:
1) il danese non chiamerà
2) i paesi del nord saranno la sua prossima meta.
In tutto questo, l'italiana, l'italiano e il francese hanno appreso con stupore che i calcetti americani hanno tre portieri invece che uno solo... comodo così!!!
E nell'aria c'è come l'impressione che il gatto grasso li rivedrà presto. Miao!
Il locale si chiama Fat Cat, tutte le sere ci sono musicisti che suonano live jazz, e a notte fonda partono delle jam session che vanno avanti fino a mattina.
Dopo un pò di vicissitudini dovute a scherzoni della subway, i nostri tre riescono ad arrivare al club e si trovano davanti uno spettacolo inaspettato: non è il solito buco tipico newyorkese, ma è un locale spazioso, pieno di divani ma soprattutto di biliardi, calcetti, tavoli per il ping pong e per un altro gioco mai visto prima - con dei dischetti da far scivolare sulla sabbia. Su un lato, la "zona jazz" dove i musicisti stanno suonando.
L'atmosfera è meravigliosa e l'italiana pensa subito che ci dovrà tornare prima di ripartire.
E così i tre protagonisti vanno avanti per qualche ora a godere delle note che svolazzano nell'aria, in compagnia di una birra e tantissime chiacchiere.
Poi arriva il "momento calcetto" e, siccome manca il quarto giocatore, ci si organizza così: l'italiana deve trovare qualcuno che le piaccia, ed invitarlo a giocare. Impresa ardua, perchè gli americani presenti lasciano tutti a desiderare!
C'è un povero spagnolo solitario, seduto vicino a loro, che fa talmente tristezza che quasi vince l'onore di essere il quarto. Ma all'improvviso spunta un suo amico con due ragazze, e lo spagnolo esce dai giochi.
Data l'indecisione estrema dell'italiana, il francese prende l'iniziativa e va a reclutare un asiatico simpatico che si unisce per il primo match, in cui italiano+italiana stracciano francese+asiatico.
...ma mentre giocano, fra un attacco e una difesa, l'italiana ha una visione: alto, biondo, occhi in ombra ma intuibilmente chiari, lineamenti precisi da nordico. Ecco il prossimo quarto!
Quindi, finita la partita si congeda il povero asiatico bistrattato, che se ne va sorridente, e si parte all'attacco.
L'italiana arrugginita si fionda di fronte al biondo e lo invita a giocare. Lui ribatte con un "Io faccio schifo a calcetto, ma lui è bravo", indicando il suo amico. Che l'italiana aveva scambiato per una ragazza, e questo dice tutto. Va bè, se è l'unico modo per smuoverti da questo divano, manda pure il tuo amico ma almeno vieni ad assistere alla partita. L'amico, un finlandese freddino, gioca in squadra col francese. Frulla un sacco e grazie a questo per gli italiani si mette male. Ma con la classica ultima palla "chi fa questo gol vince tutto", italiano+italiana battono anche francese+finlandese. Yesss!
In tutto ciò il biondo, danese, non ha degnato di uno sguardo il match. Però poi, quando è stata ora di andar via, ha camminato continuando a fissare l'italiana e sorridendole. De-ci-di-ti!
Come sempre, è l'italiana che decide e prende in mano la situazione - grazie ai consigli dei fidi italiano e francese - e gli lascia il numero di telefono, consapevole di due cose:
1) il danese non chiamerà
2) i paesi del nord saranno la sua prossima meta.
In tutto questo, l'italiana, l'italiano e il francese hanno appreso con stupore che i calcetti americani hanno tre portieri invece che uno solo... comodo così!!!
E nell'aria c'è come l'impressione che il gatto grasso li rivedrà presto. Miao!
lunedì 14 marzo 2011
New York Knicks VS Indiana Pacers - la disfatta
Finalmente, dopo mesi di attesa, è arrivato il momento: sono andata a vedere una partita dei Knicks al Madison Square Garden!
Ho seguito l'NBA per alcuni anni quando ero una ragazzina, ovviamente tifando per i Knicks (perchè mio babbo era venuto in vacanza a NY ed io mi ero esaltata per osmosi). Poi ho "perso di vista" il basket, ma davvero non vedevo l'ora di assistere ad una partita live.
Siccome i biglietti costano tantissimo e vanno a ruba con mesi di anticipo, ci siamo dovute accontentare di una partita un pò scrausa: Knicks vs Pacers. Ma fa niente, l'esaltazione c'era lo stesso!
Madison affollato ma non pienissimo, tutto il pubblico dotato di magliette, cappellini e gadget vari (anche quelli costavano tantissimo... ma sti americani fanno un mutuo per tifare così agghindatamente?!).
Essendo una partita scrausa, mi aspettavo che i nostri vincessero. O per lo meno lottassero.
Macchè, sti Indiana hanno preso subito il sopravvento e ci hanno stracciato... giustamente! I Knicks avevano una difesa inesistente, e in attacco hanno sprecato la metà delle occasioni tirando ma mancando il canestro! Sono proprio un pò sfigati, diciamocelo... e sto Carmelo Anthony sarà anche acclamatissimo ma non è che ieri ci abbia fatto un gran figurone.
Comunque complimenti ai costruttori del Madison perchè anche dai posti più lontani del mondo (i nostri) si vede benissimo!
Dettagli che mi sono rimasti impressi:
la musica a palla che dava una carica bestiale (a noi ha fatto venir voglia di andare in discoteca),
le grida "DE-FENSE, DE-FENSE!" da parte di un pubblico che tentava di incitare dei giocatori troppo invorniti,
i giochini stupidi fatti nei tempi morti (tipo "fai finta di suonare il bongo, che poi ti inquadriamo e disegnamo un bongo sullo schermo, così sembra che stai suonando per davvero"),
le ballerine, i City Kids (ballerini anche loro) e il talent show dei bambini,
le musichine di scherno che il commentatore/dj faceva partire quando gli Indiana andavano in attacco,
le scritte che incitavano ad applaudire e fare casino,
i vips presenti fra il pubblico, che venivano inquadrati e proiettati sul megaschermo,
la proposta di matrimonio avvenuta nell'intervallo,
il tizio davanti a noi che si segnava meticolosamente in un taccuino tutti i punti e i falli e ogni tanto chiedeva qualcosa a gran voce ad un suo amico immaginario,
ma soprattutto: il pubblico che, desolato, a 6/7 minuti dalla fine ha iniziato ad andarsene dal palazzetto... della serie: "Non ce può fregar di meno di tutti i soldi spesi per il biglietto, fate talmente pena che ci obbligate ad abbandonarvi al vostro triste destino".
Bellissima l'esperienza della partita di basket al Madison, ma cari ragazzi: svegliaaa... GO KNICKS GO!
Ho seguito l'NBA per alcuni anni quando ero una ragazzina, ovviamente tifando per i Knicks (perchè mio babbo era venuto in vacanza a NY ed io mi ero esaltata per osmosi). Poi ho "perso di vista" il basket, ma davvero non vedevo l'ora di assistere ad una partita live.
Siccome i biglietti costano tantissimo e vanno a ruba con mesi di anticipo, ci siamo dovute accontentare di una partita un pò scrausa: Knicks vs Pacers. Ma fa niente, l'esaltazione c'era lo stesso!
Madison affollato ma non pienissimo, tutto il pubblico dotato di magliette, cappellini e gadget vari (anche quelli costavano tantissimo... ma sti americani fanno un mutuo per tifare così agghindatamente?!).
Essendo una partita scrausa, mi aspettavo che i nostri vincessero. O per lo meno lottassero.
Macchè, sti Indiana hanno preso subito il sopravvento e ci hanno stracciato... giustamente! I Knicks avevano una difesa inesistente, e in attacco hanno sprecato la metà delle occasioni tirando ma mancando il canestro! Sono proprio un pò sfigati, diciamocelo... e sto Carmelo Anthony sarà anche acclamatissimo ma non è che ieri ci abbia fatto un gran figurone.
Comunque complimenti ai costruttori del Madison perchè anche dai posti più lontani del mondo (i nostri) si vede benissimo!
Dettagli che mi sono rimasti impressi:
la musica a palla che dava una carica bestiale (a noi ha fatto venir voglia di andare in discoteca),
le grida "DE-FENSE, DE-FENSE!" da parte di un pubblico che tentava di incitare dei giocatori troppo invorniti,
i giochini stupidi fatti nei tempi morti (tipo "fai finta di suonare il bongo, che poi ti inquadriamo e disegnamo un bongo sullo schermo, così sembra che stai suonando per davvero"),
le ballerine, i City Kids (ballerini anche loro) e il talent show dei bambini,
le musichine di scherno che il commentatore/dj faceva partire quando gli Indiana andavano in attacco,
le scritte che incitavano ad applaudire e fare casino,
i vips presenti fra il pubblico, che venivano inquadrati e proiettati sul megaschermo,
la proposta di matrimonio avvenuta nell'intervallo,
il tizio davanti a noi che si segnava meticolosamente in un taccuino tutti i punti e i falli e ogni tanto chiedeva qualcosa a gran voce ad un suo amico immaginario,
ma soprattutto: il pubblico che, desolato, a 6/7 minuti dalla fine ha iniziato ad andarsene dal palazzetto... della serie: "Non ce può fregar di meno di tutti i soldi spesi per il biglietto, fate talmente pena che ci obbligate ad abbandonarvi al vostro triste destino".
Bellissima l'esperienza della partita di basket al Madison, ma cari ragazzi: svegliaaa... GO KNICKS GO!
domenica 13 marzo 2011
Philadelphia here we come!
Ieri sono andata in gita con l’Ilaria: alle 9 di mattina abbiamo preso il nostro china-bus con partenza da Chinatown-New York ed arrivo a Chinatown-Philadelphia.
Abbiamo camminato per ore ed ore ed ore ininterrottamente, girando la città in lungo e in largo da brave turiste, il tutto all’insegna dell’idiozia più sfrenata… un successone!
E, gironzolando in questa che – in confronto a New York – sembra una cittadina mignon, abbiamo notato che Philadelphia è:
- la città dei murales. A quanto pare ce ne sono più di 3000… noi ne abbiamo visti molti meno, ma abbiamo camminato lungo il “mural mile”, ovvero un percorso di un miglio che tocca diversi murales spettacolari. Opere d’arte coloratissime dipinte (o spesso realizzate con un mix di pittura e mosaico) su pareti enormi, che lasciano a bocca aperta per la fantasia e la precisione con cui sono state realizzate e che veicolano messaggi sociali profondi. Tenete sempre gli occhi aperti, e lasciatevi stupire.
- la città dei mosaici. Altra cosa che lascia assolutamente a bocca aperta! Ci sono case completamente ricoperte di mosaici realizzati con pezzi di specchi e piastrelle… assolutamente stupende! E fra un disegno più o meno astratto e l’altro, sono inserite frasi e parole varie… non so nemmeno come spiegarlo, ma trovo che l’artista che le ha realizzate sia assolutamente geniale! Ad un certo punto abbiamo scovato una specie di “museo” di questo genere: in pratica hanno costruito una specie di labirinto tutto ricoperto di questo tipo di mosaico, con l’aggiunta anche di bottiglie, vasi, statuette, oggetti di ferro battuto, ruote di biciclette e oggetti vari ed eventuali (compresa la tazza di un wc). Noi abbiamo guardato solo da fuori, ma già così siamo rimaste totalmente affascinate! E siamo giunte alla conclusione che la nostra cara Ravenna, capitale del mosaico, dovrebbe modernizzarsi un po’ e far comparire questa sua evoluzione sulle proprie case!
- la città dei particolari. Dalle casette tutte colorate e tutte diverse una dall’altra, alle tante insegne “old style” che spuntano dalle costruzioni, ai segnali mai visti prima (tipo “In caso di incendio, portate in salvo il cane e il gatto”), alla statua di un bambino con un cane che regge il cartello di un parcheggio… insomma, vista da lontano potrebbe sembrare noiosa e piatta (anche in senso letterale: scordatevi i palazzi altissimi di NY), ma sono i particolari che fanno la differenza.
- la città delle bandiere. Ce n’è dappertutto e sinceramente non ho capito bene il motivo… danno colore anche loro, conferiscono un certo tono alla città, ma chissà perché ne mettono così tante, ovunque. Anche in strade di case apparentemente normali, si trovano ste sfilze di bandiere. Boh!
- la città della cheesesteak. Narra la leggenda che l’abbia inventata un venditore di hot dog, stufo di mangiare sempre e solo wurstel avvolti dal pane. Altro non è che uno sfilatino farcito di bistecca tagliata a striscioline e formaggio… a Philadelphia la troverete ovunque, ad ogni angolo (mentre gli hot dog sono stati aboliti). Nella zona sud della città c’è lo storico Pat’s - discendente di colui che ha inventato questo piatto - piazzato esattamente di fronte a Geno’s – l’altro colosso della cheesesteak. Il mio coinquilino mi ha consigliato di prendere un panino di qua, uno di là e poi di dividerceli per decidere quale fosse il migliore. Ma le cose sono andate diversamente: mentre eravamo in fila da Pat’s, indecise sul da farsi perché era un po’ troppo freddo per aver voglia di mangiare all’aperto, è entrata in gioco la concorrenza sleale sottoforma di un rasta nero, cameriere di un terzo locale, che si è avvicinato bel bello proponendo a tutti di assaggiare un sample della loro cheesesteak, al grido di “Il pane è lo stesso, è esattamente la stessa cosa ma la nostra carne è di qualità migliore!”. L’abbiamo assaggiata, era buona. Il suo locale aveva i tavoli al chiuso e sparava musica di Frank Sinatra nell’aria… la concorrenza sleale ha vinto e siamo entrate in questo pub frequentato da baldi giovani con la buzza da birra. Insomma, a parte ciò io ho mangiato questa cheesesteak che non è male ma non è neanche sto gran piatto paradisiaco. Però con Sinatra in sottofondo il mondo ti sorride a prescindere. E comunque, una volta uscite da lì abbiamo constatato che Geno’s batte Pat’s 1-0: la fila per le loro cheesesteak era decisamente più lunga!
- la città dell’Italian Market. Che poi è una via piena di negozi di prodotti italiani, soprattutto formaggi… provoloni enormi che pendono dal soffitto! Un tuffo nei profumi e nelle forme di casa, che fa bene allo spirito. A parte il fatto che ad un certo punto siamo inaspettatamente piombate in mezzo al puzzo di un negozio di pennuti (vivi) tutti stipati in gabbie… che ha un po’ rovinato l’atmosfera. Ah, poi pare che anche l’inventore della cheesesteak fosse di origine abruzzese. Insomma, noi italiani mettiamo il naso dappertutto come sempre! :D
- la città con le vie dai nomi Cip&Ciop-peschi. Tipo Chestnut (castagna) o Walnut (noce) street… quando torno a casa voglio rinominare la via dove abito e darle un nome del genere!
- la città senza dessert. Prese da un craving di cheesecake (la logica conseguenza alla cheesesteak) e dalla voglia di sederci un attimo per riposare i nostri piedi stanchi, abbiamo iniziato a pellegrinare da un locale all’altro aguzzando la vista in cerca di bakery, deli, o qualsiasi cosa potesse essere cheesecake-friendly. Niente. Abituate all'abbondanza di New York, siamo state prese da disperazione più totale: ma dico io, come cavolo è possibile che in tutti i locali ispezionati ci fosse un lunghissimo menu di cibi salati e NESSUN dessert??? Tristezza infinita… ci siamo dovute rinchiudere in un centro commerciale deprimente sperando che ci fosse una bakery. C’era, ma zero cheesecake e solo tanti dolci dai colori chimici. Allora ci siamo dovute accontentare di Starbucks, che però ci ha stupito: il frappuccino costa meno che a Manhattan, e ci hanno anche regalato dei dolci gratis! Tiè.
- la città dei Dunkin Donuts. A proposito di Starbucks, New York ne è tutto un fiorire… a Philly invece scarseggiano. In compenso, c’è un Dunkin Donuts ad ogni angolo di ogni strada!
- la città dei fiorelloni. Occhei che al momento c’è una mostra sui fiori (fra l’altro costosissima: sarà pure bella, ma 28$ sono un po’ eccessivi! Infatti col cavolo che ci siamo andate), ma da lì all’ilarità di vedere qualsiasi tipologia di persona con in mano un mega fiorellone di carta appeso in cima ad un bastoncino… ce ne passa! Il premio “portafiori più ridicolo dell’anno” lo vince un uomo visto al centro commerciale: era con moglie e figlia, entrambe comodamente sedute a mangiare un gelato con moooolta calma. E lui? In piedi, di fianco al tavolino, con la faccia contrita ed in mano questo fiorellone, tenuto bello dritto come se fosse un ombrello. L’ho anche immortalato, meritava.
- la città dei derelitti. Già in quel centro commerciale c’è venuta l’ansia perché eravamo circondate dalla tipica popolazione da Bronx… in più, per strada, ogni nanosecondo siamo state assalite da mendicanti più o meno distrutti che volevano i nostri soldi. Anche a New York ce ne sono, ma molti meno! E meno invadenti… insomma questa cosa ci ha un po’ inquietato, e siamo state felici di essere in due, soprattutto quando ha iniziato a scendere il buio.
- la città dei matrimoni pacchiani. Siamo andate a vedere la statua di Rocky, che si trova davanti al museo d’arte, un bellissimo palazzo simil-tempio in cima ad una scalinata, affacciato sulla città. Location perfetta per il book fotografico del matrimonio, abbiamo scoperto. Siamo state lì 10 minuti, ed abbiamo visto ben quattro matrimoni. Caratteristica comune: il kitsch. Spose opinabili, e colori e abiti degli invitati ancora di più: in un gruppo erano tutti neri e viola, in un altro sempre tendenti al nero macabro, nel terzo erano rossi scarlatti (con tanto di gilettini di raso improponibili) e l’ultimo gruppo era formato da giovani russe vestite da discoteca. Evviva la sobrietà!
- la città degli ubriachi verdi. A Philadelphia hanno evidentemente adottato un calendario a se stante: erano tutti convinti che St. Patrick fosse ieri. Strade e locali pullulanti di giovani vestiti di verde ed agghindati con tutti gli accessori “sanpatrizieschi”, incuranti del fatto che fosse il 12 marzo e non il 17. Fra l’altro, nonostante il freddo, erano tutti particolarmente spogliati: i ragazzi in maglietta, le ragazze scosciate. Sarà che da ubriachi la temperatura corporea sale… fatto sta che a furia di vedere così tanti simpatizzanti irlandesi in festa c’era venuta voglia di urlare a destra e a manca che avevano cannato di brutto la giornata!
Bene, direi che ho detto più o meno tutto quello che c’era da dire…
In sostanza: una gitarella a Philadelphia, se vi capita, fatela. A mio parere, un giorno è abbastanza, a meno che non teniate particolarmente a vedere i musei della città. In ogni caso, fateci un salto, vi resterà impressa. :)
venerdì 11 marzo 2011
Il motore dell'economia americana? La manicure!
Ebbene sì, i “nail salon” a New York sono tanti quanti gli Starbucks… ce n’è uno ad ogni angolo!
Gestiti per la maggior parte da cinesi o sudamericani, sono più o meno fashion, più o meno moderni, più o meno costosi, ma tutti frequentatissimi. Il prezzo della manicure è talmente basso (intorno a casa mia circa 7$), e i nail salon sono talmente diffusi, che resistere alla tentazione è veramente dura… inizi proprio a sentire l’assoluto bisogno di andare a farti dipingere le unghie! Per esempio, in Italia a me non è mai passato nemmeno per l’anticamera del cervello di andarmi a fare la manicure. Qua, invece, non ho resistito e mi sono trasformata in una ragazza vanitosa con le unghie colorate! (mai come le vere newyorkers comunque, che rinnovano il colore tutte le settimane)
La prima volta mi sono fatta trascinare dall’amica che si è sposata qui: con la scusa che lei voleva farsi la french per il matrimonio, l’ho accompagnata in un salone di cinesi vicino a casa e mi sono concessa questo “lusso”. Al grido di “Piccacàla!” (che poi voleva dire “Pick a color – scegli un colore”) da parte di una delle ragazze del centro, ho scelto la tinta più neutra che si potesse. Non so perché, ma avevo un certo timore nei confronti di questa pratica esotica.
Il risultato mi ha soddisfatto, e devo dire che la sensazione di affidarsi a qualcuno e farsi coccolare anche per una cavolatina del genere è piacevole. Però, sono giunta alla conclusione che non ha senso andare a fare la manicure se poi ci si fa mettere lo smalto color “unghia naturale”.
Allora, la volta successiva sono andata con la mia Paciu in un salone diverso, sempre vicino a casa ma stavolta gestito da sudamericane molto più calde e rassicuranti delle cinesi (per lo meno capivo cosa mi stessero dicendo). Fra l’altro, i loro smalti avevano nomi molto creativi per identificare i colori (mi è rimasta impressa la nuance “Big bag theory”): così, siamo uscite dal salone con le unghie color sorbetto alla fragola (la Paciu) e Maks, ovvero un bel rosso (io). Molta molta satisfaction.
Dopo di che ci sono tornata oggi per la terza volta, con l'Ilaria, in un posto ancora diverso dai primi (casa mia è circondata di nail salons!), di nuovo gestito da cinesi. Ho scelto uno smalto lilla che poi, purtroppo, sulle unghie si è rivelato più tendente al rosa. E io non sopporto il rosa. Ma va bè, mea culpa. Meno mea culpa invece è il fatto che la tipa mi ha messo lo smalto un po’ come me lo potrei mettere io… cioè abbastanza alla cavolo. Mmmh, c’è di meglio sulla piazza!
Buoni propositi per l’immediato futuro: prima di ripartire per l’Italia, torno dalle sudamericane e mi faccio manicure (voglio le unghie azzurre!) e pedicure.
Sarò comunque malinconica, ma almeno lo sarò in modo molto fashion.
domenica 6 marzo 2011
Stregata da Wicked
Wicked, l’ormai celeberrimo musical che racconta la storia della strega cattiva del Mago di Oz, ha talmente tanto successo che i biglietti per andare a vederlo non potete trovarli scontati da TKTS, come accade invece per tutti gli altri musical (a parte il Re Leone).
Fra l’altro è parecchio costoso e i biglietti vanno via come il pane, per cui è difficile accaparrarsi quelli più economici, se non comprandoli online con un bel po’ di anticipo.
Però però… c’è una speranza, anzi LA speranza: la lotteria! In pratica, per ogni spettacolo vengono messi in palio un tot di biglietti (solitamente TUTTA la prima fila e una parte della seconda) che altrimenti resterebbero invenduti, e i vincitori li possono comprare alla cifra stracciata di 26.25$ l’uno… funziona così: due ore e mezza prima dello spettacolo spunta l’addetto alla lottery (sempre lui, sempre vestito uguale, che dice sempre le stesse esatte parole e fa gli stessi identici gesti), che fa scrivere a tutti su un biglietto – verde ovviamente – il proprio nome, cognome e per quanti biglietti si sta partecipando (uno o due). Poi, dopo mezz’ora, l’omino chiude l’urna ed estrae i nomi dei vincitori, che vengono chiamati, messi in fila, controllati (bisogna avere ID e soldi cash in mano). Insomma, è una roba seria. :D
Chiusa l’introduzione tecnica, passo alla mia esperienza.
Ho provato la lottery con la Paciu e Moroso… non abbiamo vinto niente, e abbiamo notato una leggera tendenza da parte degli asiatici a fare man bassa di biglietti.
Poi l’ho provata con l’Edi e Sauro… e non abbiamo vinto niente. Abbiamo però avuto la conferma che gli asiatici hanno sbancato la lotteria, maledetti!
Ma ieri abbiamo ritentato… e di asiatici ce n’erano pochi (ma quelli che c’erano, hanno ovviamente vinto tutti O__O ). Ed è stato così che l’omino della lottery ha chiamato “Sòro Ericiello!”… Saurooooooooo! Sauro ha vinto la lottery e si è aggiudicato due biglietti!!! :D
Non sto qua a dilungarmi oltre sulle fasi organizzative successive (i biglietti erano due e noi eravamo tre)… ma ringrazio pubblicamente Sauro perché mi ha fatto un regalo di valore inestimabile lasciandomi il suo biglietto!
Grazie a lui, alle 14 l’Edi ed io eravamo in prima fila a guardare Wicked vedendo letteralmente sotto le gonne dei ballerini, e con la possibilità di osservare anche l’orchestra annidata sotto il palco!
Il musical è veramente meraviglioso (avrei dovuto dar retta alla Francy prima e alla Leonora poi), non so nemmeno come descriverlo!
Le musiche sono belle, coinvolgenti, i brani hanno testi molto significativi, in cui mi sono ritrovata completamente, ed è stato stranissimo perché non mi aspettavo di sentirmi così in sintonia con loro fin dal primo ascolto!
I personaggi sono caratterizzati in modo superbo, per esempio (e soprattutto) la gestualità di Glinda fa rotolare dalle risate!
La storia è avvincente ed avvolgente dall’inizio alla fine, non c’è un momento di pausa o di noia… ci sono tantissime – ed inaspettate – risate, così come ci si ritrova immersi in momenti di emozione profonda e commozione pura (ad un certo punto stavo lottando così tanto contro le lacrime, per evitare che sgorgassero, che mi faceva un male cane tutta la faccia). Nella trama ci sono i rimandi al Mago di Oz, c’è la difficoltà di essere “diversi”, c’è il rapporto problematico di Elphaba con la sorella, c’è la voglia di lottare per i propri principi senza cedere a compromessi, c’è l’amore con Fiyero… ma è sostanzialmente una storia che racconta l’amicizia, quella vera, indissolubile e commovente, fra Elphaba e Glinda.
Il cast è spettacolare: Teal Wicks, che interpreta Elphaba, è qualcosa di indescrivibile… la sua voce lascia a bocca aperta dal gran che è pura e bella e limpida, la sua mimica facciale è perfetta e lei è veramente bellissima nonostante sia verde. Superlativa! Nel ruolo di Glinda ieri c’era la sostituta Laura Woyasz, perfetta nella parte recitata ma con la voce un pelino troppo stridula in certe canzoni. Ci sarebbe da elencarli tutti, ma vorrei soffermarmi su Fiyero, ovvero Kyle Dean Massey, soprannominato da me e dall’Edi “Figheiro”… mi sono innamorata. Bellissimo in viso, un corpo perfetto che più perfetto non si può, sa cantare, ballare, recitare… è il mio uomo! Peccato che abbia scoperto che è gay, e questa è un’ingiustizia bella e buona! Fra l’altro, comunque, il suo personaggio mi ricorda molto qualcuno di mia conoscenza… tanta, tanta risonanza in questo musical! :) Per quanto riguarda tutti gli altri, vedendoli così da vicino ho notato un gran pullulare di giovani… avevano proprio le faccine da ventenni! Che bello vedere che da qualche parte del mondo i giovani possono ancora realizzare i loro sogni!Ah, ultima menzione d’onore: i costumi. Stratosferici. Astonishing. Tutti diversi fra loro, ognuno era un’opera d’arte…
Un altro momento in cui a stento ho trattenuto le lacrime è stato quello dei “saluti” agli attori… insomma, gli applausi finali. Quando Teal-Elphaba e Laura-Glinda si sono abbracciate, ho avuto una visione della mia Paciu su un palco del genere… Paciu, secondo me there’s where you belong, e non mi stancherò mai di dirtelo!
Insomma, non so cos’altro aggiungere se non che sono passata dalla sponda degli scettici a quella dei sostenitori assoluti: se vi capita di essere a New York o a Londra dovete assolutamente andare a vedere questo spettacolo!
Per quanto mi riguarda, mi sa che prima di tornare a casa ritenterò la lottery per godermelo di nuovo…
Concludo con una parte del brano “Defying gravity”:
Unlimited
Together we're unlimited
Together we'll be the greatest team
There's ever been
Dreams, the way we planned 'em
...If we work in tandem
There's no fight we cannot win
Just you and I
Defying gravity
With you and I
Defying gravity
They'll never bring us down!
Ps: ho già detto GRAZIE SAUROOOOOOOOO ? :D
Pps: non c'entra con Wicked, ma vi ricordo che il post sui ristoranti è in continuo aggiornamento!
Pps: non c'entra con Wicked, ma vi ricordo che il post sui ristoranti è in continuo aggiornamento!
mercoledì 16 febbraio 2011
Sick and tired and far from home
Mi sono ammalata. E dibbrutto, anche.
Non starò certo a raccontare nei dettagli cosa mi è capitato, ma diciamo che ho avuto una brutta influenza con un po’ di complicazioni.
Il motivo per cui ne sto scrivendo è che ho toccato con mano il sistema sanitario americano, l’ho toccato abbondantemente per non farmi mancare niente in questa esperienza d’oltreoceano!
La prima volta, sabato, avevo bisogno di vedere un medico. Dopo aver contattato la mia compagnia di assicurazione, ho scoperto che l’unico modo era andare al pronto soccorso di un ospedale qui a Brooklyn. Ho provato l’ebbrezza di chiamare prima l’ospedale – parlando per mezz’ora con una che mi prendeva per il culo perché le chiedevo di ripetere le parole che si era appena mangiata – poi l’ambulanza, perché ero troppo debole per andare in taxi o in qualsiasi altro modo. Poi ho parlato con la mia coinquilina che m’ha fatto venire l’ansia dicendo che un viaggio in ambulanza costa sui 5000$, come se non fossi già abbastanza sconvolta dal fatto che stavo male e che stavo per andare al pronto soccorso in un luogo sconosciuto lontano mille miglia da casa. Bene.
Quelli dell’ambulanza, che è arrivata in frettissima fra parentesi, mi hanno rassicurato: mannò, il trasporto costa solo 500/600$! Fiuuuu che sollievo… o.O
Va bè. Alla fine sono andata con questi due vigili del fuoco giganti gentili, che mi hanno accompagnato al pronto soccorso.
Non dico che fosse l’inferno, ma il purgatorio sì però.
Non tanto perché fosse sabato sera, e si sa che di sabato sera c’è sempre movimento, ma più che altro per: struttura, fauna e personale.
Struttura: avete presente un qualsiasi ER visto in un qualsiasi film o telefilm? Ecco, esistono veramente! Un corridoio con tanti letti uno di fianco all’altro, separati da tendine che vengono tenute praticamente sempre aperte… privacy pari a zero, e se il tuo vicino di letto ha la peste bubbonica te la prendi anche te in cinque minuti. Metto in questo punto anche il trauma di doversi cambiare in un bagno lercio per mettersi quelle “meravigliose” vestaglie di carta che ti permetteranno di congelarti per le successive 12 ore. Aggiungo, per non farsi mancare niente, che il lenzuolo che mi hanno dato per coprirmi aveva un pezzo di garza appallottolata attaccato sopra col cerotto. Lavato bene, mi hanno detto. Non pensiamoci che è meglio!
Fauna: il 50% era composto di individui vomitanti, febbricitanti e company. Il 30% erano senza tetto ubriachi che urlavano come dei pazzi prima di addormentarsi di sasso sul loro letto. Il 20% erano persone con al seguito agenti di polizia, che venivano ammanettate ai letti e avevano le catene ai piedi. Non commento neanche, diciamo che ero un po’ allibita, non è proprio un posticino piacevole dove passare il sabato sera (scusa Ilaria!).
Personale: ci fosse uno, uno soltanto che mentre trafficava con aghi e robe varie mi abbia per lo meno detto “Salve, mi chiamo Pierfausto, sono il tuo infermiere, ti sto facendo la tal cosa”. No no: arrivavano lì, smanettavano, e se non avessi chiesto io cosa mi stessero mettendo nel sacco della flebo loro di sicuro non me lo avrebbero fatto sapere. Poi leeeeeeeeeeenti ma leeeeeeeeeeenti che più lenti non si può! Prima che un medico mi vedesse son passate quattro ore, e la visita poi è durata quei 10 secondi che sicuramente tolgono ogni dubbio.
Insomma, alla fine della fiera mi hanno rispedito fuori alle 6.30 di domenica mattina, dopo 12 ore di flebo e dei raggi all’addome. Ero debolina come un fuscello, e avevo talmente tanta fame che non stavo in piedi (ovviamente ho chiesto se avessero del cibo ma no, non ce n’era più).
Ah, fra l’altro le medicine che mi hanno prescritto costano la bellezza di 180$... ammazza!!!
Vabbè, esperienza numero uno conclusa!
L’esperienza numero due l’ho fatta nel pronto soccorso di un altro ospedale, molto più figo, l’NYU Langone Medical Center. Per fortuna l’angelo che mi ha accompagnato sapeva che cambiare aria sarebbe stata una scelta migliore… e così abbiamo fatto.
Appena arrivata, ho scoperto che la sola accettazione al pronto soccorso di quell’ospedale sarebbe costata 1200$... ho benedetto l’assicurazione, e poi ho pensato che gli Stati Uniti non sono proprio il luogo adatto dove stare male, se non sei ricco!
La cosa che ho notato subito in questo posto, a differenza del primo, è stata la gentilezza del personale: intanto, tutti si presentavano non appena iniziavano ad interagire con me, e poi ad esempio le infermiere erano quasi materne, una mi ha abbracciato chiedendomi come mai fossi lì, l’altra mi ha chiesto ogni volta se avessi tutto quello di cui avevo bisogno… in più ho scoperto l’esistenza di figure per noi impensabili, come una ragazza il cui compito è quello di assicurarsi che nessuno si approfitti di te durante l’attesa. Per non parlare di tutti i volontari che ti chiedono se hai bisogno di qualcosa, e dei medici che se vedono che sei lì ad aspettare da più di un tot, ti si avvicinano e ti fanno una visitina veloce su due piedi, così per riempire un po’ il tempo. Alle pareti c’erano schermi LCD con l’elenco dei pazienti ed una serie di codici che identificavano lo status, il medico e l’infermiera di riferimento, e tutto ciò che era in movimento per ognuno. La vestaglietta che mi hanno fatto indossare era di stoffa e si chiudeva su un fianco (alleluia), e il bagno era persino pulito. Ad un certo punto, mentre ero sulla barella, è arrivato un qualche angelo che mi ha coperto con un panno caldo… garantisco che in quella situazione è stato un momento di puro godimento. Poi ho avuto modo di congelarmi, più tardi, ma va bè nessuno è perfetto.
Le visite che mi hanno fatto qua le definirei decisamente approfondite, e sinceramente non oso immaginare quanto siano costate! Fra l’altro, a parte le radiologhe che erano donne di mezza età, per il resto tutti i medici che mi sono ronzati intorno erano giovanissimi, molti credo non fossero nemmeno trentenni! Che bello vedere tutta quella gioventù iper attiva e così competente! :)
Fra l’altro vorrei dire a tutte le giovini donzelle in cerca di marito – me compresa – che in quell’ospedale secondo me si può trovare senza troppa fatica! Baldi e giovini dottori che scorrazzano a destra e a manca… l’importante è non andarci in veste di paziente, perché probabilmente in quei casi non si appare proprio al top delle proprie possibilità. Ma se siete a New York e qualche vostro amico si sente male, suggeritegli il pronto soccorso dell’NYU ed accompagnatelo! :D
Della serie “cerchiamo sempre di trovare il lato positivo”…
Insomma, per concludere tutto ciò vorrei dire che:
- Ammalarsi seriamente negli Stati Uniti è un’impresa, quindi siate sempre sani, mi raccomando. E se siete di salute cagionevole, non venite a vivere qua.
- Stare male lontano da casa, e lontano dalle cure della mamma, fa proprio schifissimo. Mi ci vorrà un po’ per superare il trauma…
- Quando sei lì fermo nel letto e non riesci a dormire, ti metti a pensare e pensare e pensare. Una volta ho letto una frase che mi è piaciuta, diceva qualcosa tipo: “Per sapere dov’è il tuo cuore, guarda dove va la tua mente quando la lasci vagare”. Ecco, in quella marea di pensieri, che andavano a parare sempre negli stessi angolini, ho avuto la conferma di dov’è il mio cuore… poi la sofferenza fisica mi ha dato il coraggio di dirlo chiaramente a me stessa e “agli angolini”… e ne sono felice!
giovedì 10 febbraio 2011
The Phantom of the Opera
Prima di tutto, devo dire grazie. A chi o cosa non lo so, ma grazie perché questa malefica influenza ha aspettato la domenica mattina per colpirmi. Certo, poteva anche evitare, ma nella sfiga per lo meno sono riuscita ad andare a vederlo. Lui, uno dei miei grandi amori.
L’ho ritrovato dopo lunghi anni, la prima volta aveva un accento british, stavolta americano doc. Fra i due incontri fisici, mi ha tenuto compagnia con la faccia e la voce di Gerard Butler, che non è mica male.
Stavolta, ero emozionata come la prima. Anzi, di più, perchè sapevo cosa mi aspettava!
Ed ecco che mi sono ritrovata, dentro un teatro enorme e pieno di scale, circondata da migliaia di persone ma talmente assorbita da non notarle nemmeno, a canticchiare fra me e me tutte le canzoni, a scandire le battute, a commuovermi per la sofferenza del fantasma e a fare il tifo per lui, pur sconvolgendomi – di nuovo, come se fosse la prima volta – di fronte alle conseguenze estreme del suo dolore.
Sono rimasta a bocca aperta per la bravura degli interpreti, che ammiro dal profondo del mio cuore, in primis Christine-Sara Jean Ford, ma anche il Phantom-Hugh Panaro e Raoul-Sean MacLaughlin… e tutti gli altri a seguire.
Non c’è niente da fare, questo musical evidentemente fa vibrare dentro di me delle corde sensibili, perché sento che resterà sempre il mio preferito, per quanti altri ne possa vedere.
Certi brani sono così belli da essere indescrivibili, quelli del Fantasma poi sono impregnati di tante sfumature emotive, spesso oscure, che li rendono perennemente affascinanti e portatori di brividi.
Per esempio, questo è secondo me uno dei brani in assoluto più belli e densi di significato di tutto il musical: The Music of the Night. (l'avrei voluto tradurre, ma ho notato che in italiano perdeva tutta la sua musicalità, quindi ho evitato...)
Night-time sharpens,
heightens each sensation
Darkness stirs and wakes imagination
Silently the senses abandon their defences ...
Slowly, gently night unfurls its splendour
Grasp it, sense it - tremulous and tender
Turn your face away
from the garish light of day,
turn your thoughts away
from cold, unfeeling light -
and listen to the music of the night ...
Close your eyes and surrender to your
darkest dreams!
Purge your thoughts of the life
you knew before!
Close your eyes,
let your spirit start to soar!
And you'll live
as you've never lived before ...
Softly, deftly,
music shall caress you ...
Feel it, hear it,
secretly possess you ...
Open up your mind,
let your fantasies unwind,
in this darkness which
you know you cannot fight -
the darkness of the music of the night ...
Let your mind start a journey
through a strange new world!
Leave all thoughts
of the world you knew before!
Let your soul take you where you
long to be !
Only then can you belong to me ...
Floating, falling, sweet intoxication!
Touch me, trust me savour each sensation!
Let the dream begin,
let your darker side give in
to the power of the music that I write -
the power of the music of the night ...
You alone can make my song take flight -
help me make the music of the night . . .
heightens each sensation
Darkness stirs and wakes imagination
Silently the senses abandon their defences ...
Slowly, gently night unfurls its splendour
Grasp it, sense it - tremulous and tender
Turn your face away
from the garish light of day,
turn your thoughts away
from cold, unfeeling light -
and listen to the music of the night ...
Close your eyes and surrender to your
darkest dreams!
Purge your thoughts of the life
you knew before!
Close your eyes,
let your spirit start to soar!
And you'll live
as you've never lived before ...
Softly, deftly,
music shall caress you ...
Feel it, hear it,
secretly possess you ...
Open up your mind,
let your fantasies unwind,
in this darkness which
you know you cannot fight -
the darkness of the music of the night ...
Let your mind start a journey
through a strange new world!
Leave all thoughts
of the world you knew before!
Let your soul take you where you
long to be !
Only then can you belong to me ...
Floating, falling, sweet intoxication!
Touch me, trust me savour each sensation!
Let the dream begin,
let your darker side give in
to the power of the music that I write -
the power of the music of the night ...
You alone can make my song take flight -
help me make the music of the night . . .
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venerdì 4 febbraio 2011
Son curiosa, cosa posso farci??? :)
Dopo aver scoperto, con mio grande stupore - e anche gioia, e orgoglio, e chipiùnehapiùnemetta - , che il blog ha ricevuto visite da tutte le parti del globo, mi è sorta una domanda:
chi siete?
Non lo chiedo in tono inquisitorio, ovviamente, ma solo perchè sono sinceramente curiosa!
Voi che dal Brasile, dalla Germania, dalla Bolivia, da un pò ovunque (e anche dall'Italia) siete capitati qui, e magari ci siete tornati per leggere un mio post... chi siete? Cosa fate? Come siete arrivati fin qui?
Se commenterete questo post con qualche briciola di voi, ne sarò felicissima!
Grazie grazie grazie!
***Update: vi pregoooooo ditemi una parolina, anche una sola! Sto morendo dalla curiosità, ho appena notato un boom di visite dall'India, oltre che dalla Slovenia e da un sacco di altri paesi! :) ***
chi siete?
Non lo chiedo in tono inquisitorio, ovviamente, ma solo perchè sono sinceramente curiosa!
Voi che dal Brasile, dalla Germania, dalla Bolivia, da un pò ovunque (e anche dall'Italia) siete capitati qui, e magari ci siete tornati per leggere un mio post... chi siete? Cosa fate? Come siete arrivati fin qui?
Se commenterete questo post con qualche briciola di voi, ne sarò felicissima!
Grazie grazie grazie!
***Update: vi pregoooooo ditemi una parolina, anche una sola! Sto morendo dalla curiosità, ho appena notato un boom di visite dall'India, oltre che dalla Slovenia e da un sacco di altri paesi! :) ***
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